Intervista a Julián Isaías Rodríguez Díaz, Ambasciatore della Repubblica Bolivariana del Venezuela in Italia

on 09 Marzo 2014. Postato in Comunicati e volantini

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Dal mese di febbraio gli imperialisti USA hanno lanciato un’operazione di destabilizzazione per arrivare a un colpo di Stato (come nel 2002 contro il presidente Chavez). Quali sono le principali forze su cui fanno leva all’interno del paese?

Tentativi di questo genere ce ne sono stati anche prima. Già nel ’98 e prima, successivamente si sono concretizzati in un colpo di Stato nel 2002, una serrata del settore petrolifero nel 2003, e, in sequenza, azioni esattamente uguali a queste sono state messe in atto nel 2004, nel 2005 e nel 2007. Non è certo la prima volta che in Venezuela ci troviamo in una situazione di questo tipo. Questi avvenimenti sono parte di ciò che è stato definito “golpe morbido”. Una variante della guerra di quarta generazione, con la quale gli USA inizialmente non si mostrano, non si intromettono in maniera diretta, come è avvenuto in Cile. Agiscono disarticolando la società per generare il caos e in maniera che venga attribuita la responsabilità al governo venezuelano e, successivamente, attraverso i mezzi di comunicazione nazionali ed internazionali, manipolano i fatti, ingigantendo e amplificando ciò che sta avvenendo.


In Venezuela in questo momento ci troviamo in una situazione economica difficile e complessa proprio a causa dei fatti di cui sopra, e che ancora oggi accadono. In Venezuela andiamo a dormire con il nemico, ci conviviamo. È una situazione diversa da quella che vive Cuba e che hanno vissuto altri paesi che hanno provato a costruire una società alternativa. Come accade in Bolivia, in Ecuador, o nello stesso Brasile, questa strategia di destabilizzazione il Venezuela la sta vivendo da molto tempo. Non si tratta semplicemente di un problema di ordine economico. È un problema inerente al fatto che c’è chi non vuole che esista alcun riferimento alla costruzione di un sistema diverso dal capitalismo. Noi siamo questo riferimento, continueremo ad esserlo e siamo assolutamente certi che il popolo venezuelano, i cittadini venezuelani che hanno sconfitto la reazione 17 volte nelle ultime 18 elezioni, faranno fallire i tentativi di destabilizzazione. 

 

Possiamo dire che questa operazione è il segno che il tentativo delle forze reazionarie interne di rovesciare il governo bolivariano per via elettorale è andato a vuoto? I risultati delle elezioni amministrative dell’8 dicembre scorso da questo punto di vista parlano chiaro…

Nella domanda è già insita la risposta. Come dicevo, in Venezuela in 18 elezioni il processo popolare rivoluzionario si è imposto per ben 17 volte. Le ultime tre sono state chiare: Capriles perde con Chávez, Capriles perde con Maduro e, successivamente, con le elezioni municipali, la differenza tra le forze rivoluzionarie e l’opposizione è superiore ad un milione di voti garantendoci la vittoria nel 71% dei municipi. Questo ha fatto pensare, non all’opposizione venezuelana, ma a coloro che la animano, a coloro che la utilizzano, che non c’è alcuna possibilità di imporsi con le elezioni e la democrazia. 
L’imperialismo, il fascismo non si fanno problemi nell’inventare qualsiasi cosa che non sia democratica, elettorale e pacifica per prendere il potere.  È per loro fondamentale mantenere il potere per continuare a tenere in piedi le relazioni capitaliste appoggiando tutte le azioni utili ad allargare il dominio dell’imperialismo neoliberista. Se per fare ciò hanno bisogno di ricorrere alla violenza fascista, lo fanno… e abbiamo già diversi esempi: il più recente è quello dell’Ucraina, ma prima c’è stato l’attacco contro la Siria e quello contro l’Egitto, nulla di nuovo quindi. Specialmente nei paesi produttori di petrolio: non in Arabia Saudita né in Qatar, ma in quei paesi che possono offrire una resistenza all’imperialismo e che possono in qualche modo offrire un’immagine di rinnovamento della società in funzione di una maggiore giustizia e uguaglianza. 

Da noi i giornali che non hanno collaborato alla campagna di disinformazione e diversione made in USA hanno principalmente denunciato l’operato delle squadre fasciste e la falsità delle notizie (e delle immagini!) partite dalla CNN. Noi vorremmo concentrarci sull’azione che il governo sta conducendo per continuare la rivoluzione bolivariana e avanzare verso il socialismo. Recentemente infatti il presidente Maduro ha annunciato un piano in 4 punti: 1. lotta alla speculazione sui prezzi nel commercio al minuto, 2. lotta contro l’insicurezza e la criminalità diffusa con interventi per creare posti di lavoro, 3. lotta per rafforzare le amministrazioni locali (comunali), 4. lotta contro la cospirazione. Quali sono le forze mobilitate per attuarlo e i risultati a oggi raggiunti?

La lotta contro l’insicurezza, contro la speculazione, contro l’irreperibilità dei prodotti, è una lotta che stiamo portando avanti da molti anni e che negli ultimi tempi si sta approfondendo. E’ una lotta permanente, perché uno dei modi per destabilizzare il nostro processo rivoluzionario da parte di questo nemico con cui andiamo a dormire, che abbiamo in casa, è provocare l’irreperibilità dei prodotti attraverso il controllo del commercio, quello che ancora sta nelle loro mani, e della produzione di alcuni beni di prima necessità e materie prime, che ancora conservano, per mettere in difficoltà il governo. Per arginare questa situazione stiamo agendo in maniera creativa [ndt: il riferimento implicito è alla frase di Simón Rodríguez “o inventamos, o erramos”, che può essere tradotta con “se non siamo creativi, commettiamo un errore”]. Stiamo dando una risposta nuova, promuovendo la mobilitazione popolare, delle donne, degli anziani, dei diversamente abili, dei lavoratori dell’industria petrolifera, affinché il Paese prenda coscienza che la sua forza fondamentale, pacificamente, sta nella mobilitazione di massa per dare sostegno al governo. E affinché il governo si esprima con forza con la voce delle comunità, pacificamente e nel migliore dei modi, con l’obiettivo di disarticolare le manifestazioni violente del fascismo. La violenza di coloro che vogliono trascinare nel caos e nel disordine la nostra società per generare eventuali scontri con il governo e quindi dimostrare che il governo è repressivo e che bisogna liberarsene con ogni mezzo, anche in maniera non democratica. Alla luce del fatto che non sono riusciti a raggiungere questo obiettivo, rimane solo la carta del golpe e dell’intervento esterno di terzi. Nel paese sono già sconfitti, sanno di non avere alcuna possibilità elettorale e nessuna possibilità democratica di imporsi e stanno intraprendendo forme non democratiche per arrivare al potere. Ma questo meccanismo non darà loro alcun risultato.

Il governo sta affrontando le questioni economiche, della giustizia, dell’occupazione, della sanità, abitative e dell’educazione. La Rivoluzione non si è mai fermata e possiamo vantare, di fronte al mondo, cifre e statistiche grazie alle quali la nostra Rivoluzione, agli occhi del mondo, non è solo una parola, ma conta su conquiste, fatti concreti, progressi sociali che danno profonda dignità alla società venezuelana. Ci sono meno poveri e ci sono molti più studenti di prima, siamo al quinto posto nel mondo per numero di nuovi iscritti all’Università. La popolazione del Venezuela è giovane, con una età media di 35 anni, e questa popolazione aspira ad un futuro migliore, come si è visto nelle elezioni: nell’ultima tornata elettorale il rapporto tra maggioranza e opposizione si è attestato al 60% contro il 40%.

Siamo perfettamente coscienti che tutto ciò è un riferimento mondiale nella lotta contro il capitalismo. 

Che dimensioni ha la classe operaia di fabbrica in Venezuela? come è organizzata? che orientamento e che ruolo ha nell’attuazione del piano in 4 punti?

Facevo prima riferimento al fatto che una delle mobilitazioni di appoggio al Governo rivoluzionario è stata una manifestazione di migliaia di lavoratori dell’industria del petrolio a Caracas. Una manifestazione così non c’era mai stata prima in Venezuela, una manifestazione dei soli lavoratori del settore petrolifero che sono scesi in piazza per sostenere pacificamente Maduro. La classe operaia si organizza in sindacati, ci sono centrali operaie nazionali, esistono diverse organizzazioni sindacali e reti sociali. Indubbiamente, con il processo rivoluzionario i più favoriti sono stati i lavoratori: c’è più lavoro, ci sono salari migliori, abbiamo il salario minimo più alto dell’America latina. Ci sono diverse opportunità per i figli dei lavoratori, opportunità di educazione e di formazione, ci sono opportunità di studio per gli stessi lavoratori: la giornata lavorativa è stata ridotta, i lavoratori hanno molto più tempo libero, hanno più tempo a disposizione per la formazione intellettuale, accademica, pratica, spirituale. Soprattutto esiste la certezza che la società marcia verso l’uguaglianza dei cittadini, marcia per dare risposte ai problemi di chi ha meno e fra questi ci sono i lavoratori. Non è un caso che la campagna di destabilizzazione si sia basata sulla categoria degli “studenti”, in nessun caso hanno provato a coinvolgere i lavoratori. Questo indica che i lavoratori sono parte fondamentale del processo rivoluzionario. 

Nel 2002, all’epoca del colpo di Stato contro il governo del presidente Chavez, il grosso delle Forze Armate venezuelane rimase fedele alla Costituzione e alla rivoluzione. Qual è attualmente il loro orientamento?

Una delle cose interessanti delle Forze Armate venezuelane è che rappresentano le uniche Forze Armate dell’America latina di estrazione popolare. La maggior parte delle caste che si sono formate in America latina tra le FA viene dall’élite della società, dell’aristocrazia sociale, invece in Venezuela proviene dal popolo e questo fa sì che abbiano una visione del paese molto più aderente e reale, con maggiore senso di responsabilità rispetto ad altre dell’America latina. Inoltre abbiamo avuto anche un altro elemento importante, con il Presidente Chávez, che proviene dalle fila delle Forze Armate con un’estrazione popolare: un contadino, un uomo di famiglia molto povera che è arrivato ad essere un comandante delle FA ed è arrivato ad essere Presidente della Repubblica uscendo da una caserma. Questo ha generato nelle FA una visione che noi chiamiamo “civico-militare”, che mette insieme l’elemento civile e militare con l’obiettivo di costruire il Paese. Uniti per costruire il Paese. In nessun altro Paese si è verificata una situazione di questo genere, ed è qualcosa che difficilmente può accadere dove le FA non hanno un’estrazione popolare. Inoltre hanno anche una maggiore coscienza politica. Il militare non è solo colui che ha come missione la difesa dello Stato, ma piuttosto la difesa della società. Questa difesa della società si articola in azioni che non sono necessariamente di guerra, ma in azioni con le quali i militari partecipano al lavoro civile con l’obiettivo di dare senso, formazione e conquiste alla società rivoluzionaria. I nostri soldati partecipano permanentemente alle attività per far fronte al problema degli approvvigionamenti alimentari, alla lotta al contrabbando, per evitare che gli alimenti vengano contrabbandati fuori dal paese. Trasporto, educazione, salute: i militari partecipano a tutte queste attività che sono attività civili. Ma l’aspetto più importante, che noi consideriamo imprescindibile, è che i militari sono strettamente legati al concetto di sovranità del nostro paese: per loro la cosa più importante è che il nostro paese sia un paese sovrano (concetto fondamentale di qualsiasi forza armata che sia tale), integrando a questo l’idea della società, della propria famiglia, dei propri fratelli, e facendo proprie le idee dei libertadores. Le nostre FA sono forze liberatrici, per liberare il nostro paese dall’oppressione. 

Sempre nel 2002, la gerarchia ecclesiastica (in particolare l’allora vescovo di Caracas Velasco Garcia) ebbe una parte importante nel colpo di Stato. Che forza ha la gerarchia ecclesiastica in Venezuela? qual è oggi il suo atteggiamento?

Esistono due Chiese. Quella dall’alto e quella dal basso. Quella che dirige la Chiesa e quella che milita, che partecipa alla Chiesa. Quella che partecipa alla Chiesa con contenuto popolare, non sarà mai domata né addomesticata da questa gerarchia ecclesiastica. Questa gerarchia ecclesiastica risponde agli interessi fondamentali di dominazione, ma coloro che stanno in basso, i dominati, sanno che devono liberarsi di questi gerarchi e sanno che devono liberarsi da questi elementi di dominazione. La Chiesa in Venezuela ha sempre giocato un ruolo determinante contro la liberazione. Nell’epoca di Bolívar la Chiesa provò a frenare l’emancipazione del Venezuela e in tutte le altre occasioni la Chiesa, per quanto concerne la sua gerarchia, è stata una Chiesa assolutamente conservatrice. Oggi continua ad avere lo stesso ruolo. Ma, insisto, esistono due Chiese: una cosa sono quelli che la dirigono e altro sono coloro che partecipano alla Chiesa. Chi partecipa alla Chiesa non necessariamente si identifica con i cardinali, con i vescovi. Inoltre ci sono molti sacerdoti in America latina che fanno ancora parte della Teologia della Liberazione e sono impegnati in un’interessante attività al fine di usare lo strumento della religione per unirsi al popolo e organizzare nelle fila del popolo una forza di liberazione.  

Ringraziamo Ciro Brescia, redattore di ALBAinFormazione - per l'amicizia e la solidarietà tra i popoli, che ha curato la traduzione dell’intervista.

 

 

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Con il Venezuela bolivariano!

on 28 Febbraio 2014. Postato in Resistenza del mese

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Dopo la morte del comandante Chavez e la vittoria di stretta misura conquistata da Nicolas Maduro alle elezioni presidenziali, le forze reazionarie venezuelane e i loro padrini USA puntavano a rovesciare il governo antimperialista venezuelano, e con esso la rivoluzione bolivariana, per via elettorale.

Ma i risultati delle amministrative dell’8 dicembre scorso hanno fatto naufragare le loro speranze: il Partito Socialista Unito del Venezuela (PSUV) e i suoi alleati del Grande Polo Patriottico hanno vinto in 14 delle 24 capitali di Stato e in 30 delle 40 città principali.

E’ stato il segnale che l’opera condotta dalle forze rivoluzionarie per sviluppare la trasformazione (economica, politica e sociale) del paese e avanzare verso il socialismo sta dando buoni frutti, opera che è sintetizzata nel piano in quattro punti lanciato dal governo Maduro: 1. lotta alla speculazione sui prezzi nel commercio al minuto, 2. lotta contro l’insicurezza e la criminalità diffusa con interventi per creare posti di lavoro, 3. lotta per rafforzare le amministrazioni locali (comunali), 4. lotta contro la cospirazione.

Per questo dal mese di febbraio la borghesia compradora venezuelana appoggiata dagli imperialisti USA e dal Vaticano ha dato il via a un’operazione di destabilizzazione interna che mira al colpo di Stato, secondo un copione che non è nuovo negli scenari latino-americani: boicottaggio economico, serrate padronali, manifestazioni di piazza dirette da neo-fascisti, campagna internazionale di disinformazione e di diffamazione promossa dalla CNN statunitense, con scene di repressione prese da altri contesti e paesi e attribuite al governo Maduro, sfilate di gruppi fascisti fasciste presentate come innocui e pacifici cortei studenteschi, ovvero una retorica fatta di bravi, buoni e democratici manifestanti contro un governo “brutale e corrotto” (l’esatto contrario di quanto viene raccontato quando le proteste riguardano il nostro o qualche paese amico). Un altro canale di destabilizzazione interna è la diffusione delle droghe pesanti nei quartieri poveri delle metropoli, vecchio strumento (vi ricordate le due Guerre dell’Oppio condotte dal governo britannico in Cina?) di diversione delle masse popolari, allo stesso tempo, fonte di grandi guadagni per una borghesia criminale legata a doppio filo alla classe dirigente della vicina Colombia, avamposto a stelle e strisce nell’America Latina.

La gerarchia ecclesiastica, e in particolare l’allora vescovo di Caracas Antonio Ignacio Velasco Garcia, ebbe un ruolo attivo nel colpo di Stato del 2002 contro Chavez; il nuovo Segretario di Stato del Vaticano, monsignor Pietro Parolin, fino a poco tempo fa è stato nunzio apostolico a Caracas: difficile quindi pensare che la Corte di Bergoglio non abbia un ruolo o quanto meno non abbia dato il suo via libera all’operazione di destabilizzazione in corso.

Anche da questo punto di vista si conferma che la forma più alta di sostegno che il movimento comunista del nostro paese può e deve dare alle masse popolari del Venezuela è costruire la rivoluzione socialista in Italia e, come passo in questa direzione, mobilitare le organizzazioni operaie e popolari a costituire un loro governo d’emergenza che abolisca (o almeno circoscriva) i privilegi corporativi di cui il Vaticano e la Chiesa godono (Concordato e Patti Lateranensi con le successive modifiche, 8 per mille, esenzioni fiscali, immunità e impunità, le mille prestazioni di fatto della Pubblica Amministrazione al Vaticano e alla sua Chiesa, ecc.). In questo modo disgreghiamo il potere della Corte Pontificia, che usa il nostro paese come base per esercitare la sua funzione reazionaria in ogni angolo del mondo.

La lotta delle masse popolari venezuelane e del governo bolivariano alimenta la rinascita del movimento comunista e aiuta le classi e i popoli oppressi che in tutto il mondo fanno i conti con le attività e le manovre criminali degli imperialisti USA, della Corte Pontificia e del resto della Comunità Internazionale: che la loro mobilitazione stronchi le manovre della destra interna e dell’imperialismo USA, così come il popolo cubano e il governo di Fidel Castro fecero nel 1961 alla Baia dei Porci con le forze reazionarie cubane finanziate, addestrate e assistite dall’Amministrazione del neopresidente “democratico” J.F. Kennedy.

SOLIDARIETA’ AL POPOLO VENEZUELANO E AL GOVERNO BOLIVARIANO!

 

 

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Il Quartograd, lo sport popolare, la Coppa Hugo Chavez e la costruzione di una società nuova

on 25 Febbraio 2014. Postato in Resistenza del mese

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Domenica 23 febbraio a Quarto (NA) si respira un’aria di festa. Allo stadio Comunale scende in campo il Quartograd e questa volta c’è in palio il Trofeo “Hugo Chavez” che la squadra cittadina si contende con AfroNapoli United e Stella Rossa 2006. Nei giorni precedenti è stato tutto un mormorare: nella piazza principale della città, nella villa comunale o addirittura nella Chiesa, alla messa delle otto mentre il prete recita l’omelia. Un evento, il Trofeo “Hugo Chavez”, frutto del lavoro sinergico che le varie realtà napoletane di calcio popolare hanno costruito negli ultimi mesi, dai tornei calcistici (come quelli per ricordare le Quattro Giornate di Napoli), passando per incontri come quelli organizzati quest’inverno alla Gallery Art tra Quartograd e Lokomotiv Flegrea, per confrontarsi sulle concezioni che guidano le varie realtà e stimolare il dibattito al loro interno. Da questi eventi sono nati importanti momenti di confronto e di crescita collettiva che hanno permesso di capire meglio e più a fondo la necessità che tutte queste realtà hanno, ossia lavorare con maggiore lena al coordinamento delle forze, creando e allargando un fronte in cui confluiscano tutte le realtà di sport popolare a livello locale, regionale, nazionale.

Uno degli obiettivi delle associazioni che hanno promosso il I Trofeo “Hugo Chavez”, evento patrocinato tra l’altro dalla FIGC (Federazione Italiana Giuoco Calcio) e dalla UISP (Unione Italiana Sport Per Tutti) è stato quello di utilizzare il calcio come strumento per esprimere la propria solidarietà politica alla rivoluzione bolivariana del Venezuela che proprio in queste settimane viene attaccata dall’imperialismo USA.

Dalle prime ore del mattino di domenica, decine di compagni e compagne si sono dati appuntamento allo Stadio Comunale per curare gli aspetti logistici relativi agli allestimenti (striscioni e bandiere del Venezuela sono stati issati intorno alla struttura) e alle 10.30 tutti si sono spostati nei pressi del Murales dedicato al Comandante Hugo Chavez per il rito commemorativo. Diverse decine di persone hanno ascoltano con attenzione l’intervento di Carlos Abreu, il Console venezuelano a Napoli, che su uno sfondo in cui si erge sovrana la gigantografia del Comandante contornato dalla scritta “Un Altro Mondo è Possibile Se Socialista, viva il (nuovo) Partito comunista italiano” scopre la targa regalata in segno di riconoscimento al Quartograd e alla comunità di Quarto per la solidarietà dimostrata, con questo evento, al Venezuela.

Allo Stadio Comunale poi è stata una vera e propria festa, un’imponente presenza di pubblico ha assistito alle gare sportive: giovani, anziani, famiglie, donne, bambini, la città ha risposto proprio alla grande! Mentre le squadre stanno ancora negli spogliatoi a sbrigare le ultime formalità pre gara, il Console introduce dalla sua postazione l’inno nazionale venezuelano accolto da un fragoroso applauso da parte dei tanti presenti in gradinata che nel frattempo ammirano una dozzina di “bambini” sfidarsi sul terreno di gioco: sono i figli dei ragazzi che a breve scenderanno in campo. Una gradinata in cui i tanti sostenitori delle varie squadre hanno trovato posto l’uno accanto all’altro senza alcuna distinzione, cantando insieme ed esponendo striscioni e festoni in solidarietà alla Palestina, contro i Mondiali di Calcio in Brasile, in appoggio e sostegno al Venezuela (“Chavez, Maduro, Venezuela Socialista Tieni Duro” recitava uno striscione o “No al Fascismo Sì alla Rivoluzione Bolivariana”).

Oggi il risultato del campo potrebbe passare davvero in secondo piano, la vittoria è stata già raggiunta: essere riusciti a mettere in piedi una giornata che abbia sostenuto le masse popolari venezuelane rompendo la coltre di disinformazione quando del Venezuela ne parlano i mezzi d’informazione di regime. Eppure il desiderio e la voglia che tutti hanno di alzare quella prestigiosa coppa dalle orecchie grandi, preparata dal Consolato venezuelano, sulla quale è raffigurato il Comandante Hugo Chavez, rende ancora più carica di suspance l’atmosfera. Così, quando nella finale Quartograd-AfroNapoli (finita 0-0 dopo i tempi regolamentari e quindi decisa ai calci di rigore) Simone, il portiere del Quartograd (per l’esattezza il quarto portiere del Quartograd, unico presente in quanto gli altri sono tutti infortunati o impegnati con il lavoro), dopo aver effettuato l’esordio il giorno prima nella gara di campionato, smanaccia il rigore decisivo regalando la vittoria della Coppa Hugo Chavez alla propria squadra, al Comunale scoppia un boato… la festa può continuare. I suoi compagni di squadra lo rincorrono e una volta che lo hanno raggiunto, con l’ausilio dei tifosi che intanto sono entrati in campo, lo portano in trionfo a prendere la coppa. Proprio in quel momento i miei occhi si soffermano su Pietro, il preparatore dei portieri, che esclama “sono tanti anni che frequento i campi di calcio, ma penso di non aver mai provato un’emozione così forte. Simone mi ha fatto commuovere, sono felicissimo per lui. Questa è la sua vittoria, se la merita!”. Gli ricambio il sorriso. Volto le spalle a Pietro e penso che oggi non è solo la giornata di Simone… e guardo Enrico, oggi è anche la sua giornata: operaio, quasi trent’anni, una moglie e un figlioletto di nemmeno un anno in gradinata a guardarlo. Lui che un campo di calcio l’ha sempre visto dalla gradinata, ora si trova ad essere calciatore e tifoso del Quartograd uno di quelli che non possiede grosse doti tecniche, ma in compenso ha un cuore grosso così e tanta voglia di lottare. E’ questa la Quartograd Working Class, quella che finisce di lavorare quando il sole è calato da un pezzo e si ritrova in orari indecenti su campi di terra battuta per svolgere l’allenamento settimanale. Enrico in questa domenica si ritrova con la fascia di capitano al braccio, ad alzare la Coppa Hugo Chavez consegnatagli dal Console, mentre la moglie e il figlio lì davanti a lui a pochi metri battono le mani… Bravi ragazzi! Oggi a vincere, sono le tre squadre che insieme ai tifosi a fine di tutto si ritrovano a centrocampo per fare una foto ricordo. La coppa è posizionata al centro e tutti dietro uno striscione che recita “AfroNapoli, Quartograd, StellaRossa Un Altro Calcio è Possibile”.

Il resto è storia già scritta, il fair-play dimostrato in campo non si ripete davanti al buffet gentilmente offerto dal Consolato, intorno al quale si consuma un III tempo alla maniera rugbystica, dopodiché i presenti si trasferiscono allo spazio sociale Quarto Mondo, a sostenere il collettivo che da diverse settimane è sotto il minaccia di sgombero e che per l’occasione ha organizzato un pranzo sociale e la proiezione di “La Rivoluzione non sarà Teletrasmessa” (docufilm sul colpo di stato tentato nel 2002 in Venzuela). Queste sono le storie di calcio popolare.

Nel calcio popolare, nel calcio antifascista, lo sport diviene strumento non di diversione (e controllo) sulle masse popolari, ma per trasmettere valori progressisti, sani, volti alla trasformazione rivoluzionaria della nostra società: ad esempio onorando chi, come il Comandante Hugo Chavez, ha dedicato la propria vita all’emancipazione dei popoli oppressi non solo del Venezuela, ma dell’intero pianeta, alzando alta la bandiera della lotta all’imperialismo USA. Le tribune degli stadi, in questa nuova morale di sport, vengono usate per lanciare parole d’ordine, sostenere campagne ed esprimere solidarietà verso chi è colpito dalla repressione. Proprio domenica la tifoseria del Quartograd, il collettivo “Nostalgia Canaglia”, ha esposto il nuovo stendardo preparato proprio per l’occasione che recitava “Numero Identificativo sulle Divise” in relazione alla campagna per l’introduzione del numero di matricola sulle divise degli agenti delle forze dell’ordine per facilitarne il riconoscimento in caso di abusi. Il giorno prima, sabato 22 febbraio, una delegazione del Quartograd ha partecipato al corteo che si è tenuto a Napoli contro la repressione delle lotte (nella giornata nazionale di solidarietà al movimento NO TAV). Sono ormai molti i rapporti e i legami instaurati dal Quartograd con i parenti delle vittime degli omicidi di Stato, così come sono molti sono gli striscioni comparsi sulle gradinate degli stadi in cui questa squadra ha giocato, proprio per testimoniare la nostra solidarietà e vicinanza a tutte le vittime di abusi di polizia. Proprio domenica 17 febbraio, raccogliendo la parole d’ordine del corteo tenutosi a Ferrara il giorno prima che chiedeva la destituzione degli assassini di Federico Aldrovandi, uno striscione recitava “Adesso Via La Divisa Aldro Vive”.

Questa è la sola strada percorribile che hanno davanti oggigiorno le tante realtà di sport popolare: valorizzare il legame che c’è tra sport popolare e la lotta complessiva per la trasformazione rivoluzionaria della società, solo così si eviterà di diventare delle nicchie, fini a se stesse o peggio ridursi a banali squadre di calcio come già altre migliaia ne esistono.

Avanti Quartograd, Un Altro Calcio è Possibile, Un Altro Mondo è Necessario

Giorgio Rollin

Presidente dell’Associazione Sportiva Quartograd

 

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